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amerigorutigliano | politica,governo,società | Il Cannocchiale blog
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Lettera aperta a Bersani
post pubblicato in Diario, il 27 luglio 2011



                                                    OFFICINA  SOCIALE


Vorremmo dare una risposta alla lettera aperta firmata dal segretario del PD Bersani e lo facciamo in nome di qualche cittadino italiano.


Le tangenti date ai partiti sono sempre esistite e sempre esisteranno perchè è il sistema politico che è marcio specie in un paese come l'Italia ove le regole sono un optional ad iniziare da chi le discute e le approva.

La lettera del segretario Bersani è un frammisto di manifesto elettorale e ingenuità politica applicata.
Leggiamo sugli organi d'informazione che in parlamento attualmente ci sono 84  onorevoli inquisiti e indagati a prescindere dal colore della loro casacca.

Sempre gli organi d'informazione ci raccontano che sono 400 gli inquisiti e gli indagati che fanno capo al PD.
La corruzione e il torna conto personale, sono argomenti molto più forti dell'idea di fare politica per servire il paese, interesse comune.
La prima repubblica aveva molti difetti ma, sapeva coordinarsi in certi momenti imbarazzanti per la stessa politica.

Il segretario Bersani, sulla sua lettera aperta, ripetutamente afferma che il PD si tutelerà anche in sede legale contro chiunque affermerà posizioni che potrebbero metterlo in ombra .

Il fatto è caro segretario che dovreste denunciare qualche milione di italiani che non hanno fiducia di questa politica .
Avete perso diverse occasioni come ad esempio astenersi sull'annullamento delle province. Sappiamo bene che accorerebbe una riforma costituzionale ma, era un messaggio al paese e a quell'antipolitica  che sta prendendo piede.
Perchè non pubblicate i nomi dei senatori del PD che hanno votato contro l'arresto del senatore Tedesco? Perchè in una sua ultima intervista lei ha dichiarato d'esser favorevole agli ordini professionali ?
Sa perfettamente che lo strumento delle primarie all'italiana, inventato da voi è una fesseria assoluta ( sono stato candidato alla segreteria nazionale nel 2006 e nel 2009) sapendo  che l'elezione del segretario Veltroni e del segretario Bersani era già non solo decisa ma combinata da tempo e per quale motivo la mia candidatura fu annullata con una scusetta amministrativa?
Perchè il PD non propone alle camere l'apertura delle stesse nel mese di Agosto discutendo due DDL presentati dall'opposizione magari in accordo con la maggioranza circa la riforma elettorale e la modifica di alcune parti della legge finanziaria tanto discussa dalla stessa maggioranza, eliminando i ticket sanitari, l'intervento sulle pensioni, eliminazione delle provincie, accorpamento dei piccoli comuni, creazione di macro regioni, eliminazione dei consigli di amministrazione, delle tante Autority, delle comunità montane sulle spiagge.
Non sono i costi della politica per come sono viste dall'elettorato che determinano il debito pubblico ma, il sistema politico ed economico che porta questo paese verso il baratro.

La corruzione, i Cacicchi, i capi banda, la politica dequalificante, il milione e mezzo di personaggi che campano di politica, questo sistema dovrebbe essere eliminato.
Rammento la questione morale dell'allora segretario del PCI Berlinguer. Lui in una intervista ebbe a dire che non erano i politici corrotti che potevano preoccupare ma, il sistema che creava la corruzione.

Per concludere, come mai il segretario Bersani risponde ai quesiti del giornalista Travaglio del Fatto quotidiano che lo invita a dimettersi e non risponde al sottoscritto qual'è la differenza di trattamento secondo il verbo bersaniano.
Perchè poi gli uomini del Partito democratico credono d'esser diversi dagli uomini della maggioranza di governo, non crede Bersani che questo sia un limite, una dichiarata dichiarazione di razzismo nemmeno tanto mascherato.
Non esiste diversità segretario Bersani e sa perchè ? i soldi non hanno odore. 

Buon lavoro



                                                                                                                                               Amerigo Rutigliano  



permalink | inviato da A.Rutigliano il 27/7/2011 alle 10:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La legge elettorale
post pubblicato in Diario, il 7 ottobre 2010


Il PDL propone per il senato della repubblica una riedizione del "Porcellum"  ( vedi relazione del senatore Quagliarello).

Per quanto ci riguarda:



 La lista bloccata denominata "Porcellum" non elimina lo strumento di diritto dell'elettore perchè il cittadino vota il governo e la coalizione che lo supporta; resta il fatto che le aggregazioni politiche che non chiamerei più partiti, dovrebbero applicare una regola deontologica imposta per legge ove il candidato deve assolutamente dimostrare di non essere un pregiudicato ne essere inquisito specie per reati di corruzione o di mafia, inoltre le aggregazioni politiche dovrebbero applicare la formula delle primarie costituzionalizzate come in Gran Bretania al fine di presentare una rosa di candidati eletti si dalle segreterie ma scelti dai cittadini.



Amerigo Rutigliano

Officina Sociale



permalink | inviato da A.Rutigliano il 7/10/2010 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Compagne e..... compagni
post pubblicato in Diario, il 21 giugno 2010


Un gruppo di giovanissimi ha scritto a Bersani una lettera di fuoco. Per noi "nativi del Pd", cioè estranei alla tradizione comunista e a quella democristiana, "le parole compagni, festa dell'Unità, sono concetti che rispettiamo per la tradizione che hanno avuto ma che non rientrano nel nostro pensare politico e che facciamo fatica ad accettare... questo trapassato non ha noi come destinatari". Luca Candiano, uno dei firmatari (con Veronica Chirra, Matteo Cinalli, Sante Calefati e Marino Ceci, ventenni o poco più, giovani Democratici) sostiene che "è un'aria che si respira dall'inizio della segreteria Bersani" e che li fa sentire "fuoriposto", anche se non è una minaccia ad andarsene. Fanno eco Lucio D'Ubaldo, senatore, e Giorgio Merlo: per entrambi, ex Ppi, "con i Gifuni di turno il Pd si disegna un ruolo di eterna opposizione".

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Ennesima polemica tutta fumo e niente arrosto  solitamente è in uso nel Partito democratico ...che non c'è.

Come dovremmo chiamarci forse amici, fratelli, camerati...popolo, cittadini, gente ? Cos'è che non va nel chiamarci "Compagni" , locuzione ritenuta talmente inadeguata al punto che "cinque giovinotti" e qualche democristiano dichiarano di sentirsi fuori posto.

Vorrei chiedere loro se sanno cosa  davvero vuole rappresentare la parola"Compagno".

 Un partito che vuole essere tale deve magnificare le sue radici, la sua storia, i valori fondanti.

 La maggioranza del PD proviene dalle fila della sinistra riformista e democratica. Il suo " logo" era in campo rosso come la sua bandiera .

 Si decise in seguito di chiudere l'esperienza politica dei democratici di sinistra e unirsi con la componente della Margherita, nacque così il Partito democratico "Che non c'è".

 Un'esperienza assolutamente negativa e che non funziona perchè non si può unire l'acqua con il fuoco, il rosso con il nero, la notte con il giorno.

Il Partito democratico, il suo logo e  la sua bandiera, dovrebbe essere riposto ini oscuri sotterranei e dimenticato per poi creare in Italia un autentico partito della sinistra federato.

I cittadini italiani sono stanchi dei soliti contenitori politici fotocopia. Qual'è la differenza tra il PDL e il PD.

 Il primo lo conosciamo bene, come conosciamo bene il suo leader o meglio i suoi tre leader : Berlusconi, Bossi, Fini. Sappiamo cosa sono e dove vogliono arrivare, ottenere il massimo del potere politico e sociale per poi coprire il paese con una cappa fatta di indifferenza e lassismo. In un paese che sembra aver dimenticato le sue radici e la sua memoria.

 Abbiamo poi il Partito democratico, un'azienda composta di super garantiti, arricchiti, una buona fetta della " magistratura democratica" e del sindacato CGIL.
Così non può funzionare. L'attuale "Piddì" per come è composto e per quello che " Cicischia " corre il serio rischio di ritrovarsi all'opposizione per i prossimi quarant'anni.

L'unica vera esperienza politica vincente fu quella dell'Ulivo, fatto seccare dalla nomenclatura interna: Prodi venne mandato a casa e il leader "Maximo" accupò abusivamete la poltrona di primo ministro. Il  primo ministro comunista italiano che diede ordine di bombardare l'ex Jugoslavia.            

Quindi io dico ai cinque giovinotti che si sono incazzati perchè l' attore Gifuni si è permesso di rivolgersi all'assemblea chiamandola "Compagne e compagni". Studiatevi bene la storia d'italia sin dai tempi di Garibaldi se occorre e... via via risalendo sino ai giorni nostri. Scoprirete così  che in fondo quella parola "Compagni"  altro non era che una bandiera che contribuì e non poco alla costruzione di un paese distrutto a causa di una dittatura che fece strame della democrazia, del diritto e della libertà, un diritto che unisce tutti i popoli.

Se dipendesse da me, farei tornare in auge la vecchia e cara "Internazionale" e rioccuperei il vecchio palazzone di " Botteghe oscure".



Amerigo Rutigliano     Officina Sociale.   
      
 
 




permalink | inviato da A.Rutigliano il 21/6/2010 alle 9:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Accade a Pomigliano.....
post pubblicato in Diario, il 19 giugno 2010


Il carico d’ipocrisia dei media e della politica, di fronte a una vicenda che punta - attraverso la Fiat - a ridisegnare le relazioni industriali e la Costituzione materiale del Paese, è enorme. Fiat e altri, governo in testa, vogliono completare l’opera iniziata davanti ai cancelli di Mirafiori nel 1980: fabbriche senza sindacati e lavoratori senza diritti. Il paradigma, che diventerebbe assoluto, è distruggere il contratto nazionale di lavoro e la contrattazione collettiva, fare a pezzi lo Statuto dei lavoratori e smantellare la Costituzione.

Come si comporta in quest'occasione il "Piddì" il più grande partito d'opposizione ? Bhe...avrete letto le attente e stimolanti dichiarazioni dell'ex segretario Walter Veltroni e in fondo di tutto il PD che condannano la presa di posizione della FIOM isolandola.
Mi domando se sia' giusto difendere la sopravvivenza di una realtà industriale tanto importante specie se allocata in una regione del paese che presenta gravi problematiche occupazionali o al contrario combattere non solo per la sua sopravvivenza e quindi per il proprio posto di lavoro ma, anche per i diritti fondamentali dei lavoratori peraltro previsti dalla carta costituzionale.

Noi siamo per la seconda ipotesi quindi sosteniamo la FIOM e a tal proposito una domanda sorge spontanea. Dov'è" il popolo viola" . Come mai i spuntad'incanto nelle piazze solo quando c'è da starnazzare contro Berlusconi e il suo governo per poi dileguarsi e non fare assolutamente nulla quando occorredavvero lottare per difendere il primo articolo della costituzione ... probabilmente questo "Popolo viola" è un popolo radiocomandato a distanza.
Dov'è il centro sinistra, il "Piddì" a parte alcune dichiarazioni del tutto scellerate a sostegno di Marchionne e della Confindustria che da decenni sfruttano la forza lavoro e le finanze dello stato.




Officina Sociale



permalink | inviato da A.Rutigliano il 19/6/2010 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Dobbiamo ribellarci e imbracciare i forconi
post pubblicato in Diario, il 9 giugno 2010


Nel suo delirio di onnipotenza l’imperatore romano Caligola faceva senatori i cavalli. Oggi, in demo-krazia, diventano deputati e senatori le favorite del presidente del consiglio che, invece della busta (post coitum), preferiscono una carriera politica, che nella nostra Repubblica significa una principesca sistemazione economica a vita (pensione compresa).
Nel silenzio delle femministe e della Chiesa (che teme di perdere i soldi per le scuole cattoliche), non si sente una parola di etica che condanni senza appello (con manifesti per le strade) chi usa il proprio ruolo e potere politico per avere i favori delle belle fanciulle, ma, oltre il corruttore, vi è la impressionante facilità delle suddette fanciulle a farsi corrompere, praticando il vero meretricio, offrendosi in cambio di carriere politica, facendo persino apparire più oneste quelle poverette che si vendono per la strada.
Non può essere considerato un fatto privato promuovere in politica le proprie favorite e forse essere sottilmente ricattato da queste, l’intreccio tra attività sessuali personali e livello politico riguarda tutti, e denuncia una cultura corruttiva che ha una vistosa continuità con le vicende giudiziarie dell’imprenditore Berlusconi, che non sta in galera solo perché da politico ha fatto approvare le famose leggi “ad personam” che lo hanno salvato.
Non è normale che il nostro personaggio abbia avuto il monopolio televisivo dal delinquente Craxi, che abbia fatto intrallazzi col delinquente Previti, e che abbia avuto, nel cuore economico della Fininvest la società per la raccolta pubblicitaria “Pubblitalia”, il condannato per mafia Dell’Utri, che l’unico prete suo amico, Don Gelmini (della Comunità Incontro) sia stato in galera due anni per truffa.
Non è nemmeno normale che abbia portato in Parlamento l’intero collegio dei suoi avvocati difensori, che dalla stanza del potere suggeriscono quali norme far approvare o correggere per continuare a mantenere impunito il loro capo.
Non mi interessano i particolari scabrosi di cui parla l’ex esponente del PDL Paolo Guzzanti, perché ci portano sulla strada sbagliata. La strada maestra è quella di chiedere “l’impecheament” per indegnità, in quanto in perenne conflitto di interesse, in quanto sodale di delinquenti, in quanto corruttore di donne attraverso il suo ruolo e peso politico, in quanto ispiratore del “Lodo Alfano” che ha infranto l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
PD e Di Pietro avrebbero il dovere di trovare un accordo per chiederne le dimissioni, anche perché sarebbe piacevole uscire dalla dittatura e tornare in democrazia.


Officina Sociale



permalink | inviato da A.Rutigliano il 9/6/2010 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Il moralizzatore ...moralizzato.
post pubblicato in Diario, il 4 giugno 2010


 Stefano Pedica, gran moralizzatore Idv, quando si scoprì che aveva residenza a Roma in una casa di Propaganda Fide, si inalberò minacciando querele. Ora, dalla voce di Di Pietro, si scopre che faceva da vero agente immobiliare per l’Idv, grazie ai suoi rapporti con Propaganda Fide. Una carriera variopinta, la sua. Da Casini a Buttiglione, da Cossiga a Mastella, da Segni a Rotondi fino a Di Pietro. Stefano Pedica, geologo, giornalista, dirigente d’azienda in aspettativa, deputato e coordinatore laziale dell’Idv, vicepresidente Motocross di Esanatoglia, nel giro di vent’anni ha attraversato tutte le più improbabili formazioni post-democristiane, escogitandone qualcuna anche in proprio, per scoprirsi poi barricadiero dipietrista. Sempre, però, con un piede nel potere, politico o religioso. Nipote di monsignor Pedica e figlio di madre badessa di Rossano Calabro, genìa da cui ha ricavato le entrature in Vaticano, Pedica è anche nipote di Alfredo Masala, capo gabinetto di Francesco Cossiga quand’era capo dello Stato, da cui ha ricavato nel settennato di Cossiga molti natali e capodanni da «zio Francesco». Non sarà un caso se dopo aver fatto il portaborse di D’Onofrio e poi il capo segreteria di Casini, molla tutti per abbracciare «zio Francesco» nell’Udr, giusto in tempo per appioppare un posto nel nuovo governo D’Alema, come capo ufficio stampa dell’allora ministro cossighiano Folloni. In questo frangente inventa un fantomatico «Movimento per l’osservatorio dell’Europa», incomprensibile già dal nome. Poi, quando l’Udr dello «zio Cossiga» si scioglie, Pedica dà fondo alla creatività fondando i Cristiano Democratici Europei, che manifesteranno interesse nell’ordine per: il Patto Segni (con cui Pedica si candida alle europee 2004, senza successo), la DcA di Rotondi e, finalmente, nel 2006, per l’Idv, con cui approda all’agognato stemma di «onorevole».
Dipendente in aspettativa della Scac, Società calcestruzzi, Pedica riesce ad entrare subito, grazie a riconosciute doti di arrampicatore, nel cerchio stretto di Tonino, che lo nomina capo gabinetto del ministero Infrastrutture. Posizione che Pedica mette a frutto diventando lo smistatore del traffico nella stanza dei bottoni. «Se volevi parlare col ministro, prima dovevi per forza passare da lui», raccontano. Dopo una carriera grigia nelle seconde file, Pedica è diventato un estremista del dipietrismo urlato. Lui, che si vanta di condurre una vita pia, ora fa scioperi della fame come Pannella, compie blitz in Consiglio dei ministri, si incatena e si imbavaglia contro il potere arrogante. Però, finita la piazzata, monta sull’auto blu o sulla Bmw 525 in comodato d’uso, per dirigersi nella casa concessa in locazione da Propaganda Fide e ristrutturata da Anemone. Se nel tragitto poi prende multe, chiede a Di Pietro di intercedere col prefetto per farle togliere. Ha sostenuto di essere obiettivo di misteriosi attentatori. Memorabile fu l’analisi che fece degli escrementi consegnati da qualche provocatore davanti a una sede dell’Idv, escludendo con grande perizia che la gran mole di feci potesse essere fatta risalire «ad un episodio di incontinenza di qualche persona anziana». Pericoli che si corrono quando si difendono verità e giustizia.



permalink | inviato da A.Rutigliano il 4/6/2010 alle 9:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Italiani!!!...a noi.
post pubblicato in Diario, il 1 giugno 2010


Il presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano, dopo aver firmato l'ok alla finanziaria,  si rivolge agli italiani raccontandogli che l'Italia, l'Europa, il mondo sono in crisi economica e che quindi i cittadini dovranno sacrificarsi, stringere la cinta dei pantaloni e mettere da parte il portafogli che tanto non servirà.

 I dipendenti pubblici dal canto loro dovranno rinunciare ad aumenti contrattuali e contrattazione decentrate per i prossimi tre anni.

 Quanto ai dipendenti privati  continuerà a pendere sulla loro testa l'incubo della perdita del posto di lavoro causa chiusura di fabbriche e aziende e forse la cassa integrazione.


Gli enti locali: comuni, provincie e regioni subiranno tagli per miliardi di euro, compromettendo lo stesso Welfare State.
Si preannunciano chiusure di ospedali come comunicato dalla presidentessa della regione Lazio Renata Polverini che trasformerà la sanità laziale in quattro macro aree. 2500 posti letto in meno.

I tagli interesseranno anche la magistratura e i ministeri.
 I magistrati scenderanno sul piede di guerra dopo aver dissotterrato l'ascia. Voi lo sapete quanto guadagna un magistrato e quanti di loro hanno doppi e tripli incarichi? Voi lo sapete  che il magistrato non paga mai pegno neanche quando giudica male o commette errori che potrebbero distruggere un'esistenza?

Non verranno chiuse le 270 fondazioni e associazioni sovvenzionate dallo stato.
Non verranno ridotte le province  come inizialmente previsto...al contrario cresceranno di numero.

I costi della politica...bhè quella in realtà è un'autentica presa in giro, argomento che non merita nemmeno la minima considerazione visto che di rapaci predatori sono colmi tutti i palazzi del potere di ogni ordine e grado.

Chi pagherà insomma questa finaziaria di 24 miliardi di euro? La pagheranno i cittadini male in arnese. La pagheranno i pensionati, i lavoratori del settore pubblico e privato, qui lavoratori da 1200 euro al mese.

Il presidente della repubblica a suo dire cerca la pace sociale. Ma quale pace, ma quale unità, ma quale amor di patria. Il presidente della repubblica somiglia a quel generale che un minuto prima dell'attaco urlava ai suoi soldati " Armatevi e partite".

Caro presidente, gli italiani hanno fame. I tagli di questa finanziaria non risolveranno proprio nulla se non si attueranno riforme strutturali.  

Io credo che i cittadini dovrebbero ribellarsi contro tutto questo.

  

Officina Sociale  



permalink | inviato da A.Rutigliano il 1/6/2010 alle 19:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
A proposito del DDL sulle intercettazioni
post pubblicato in Diario, il 24 maggio 2010


Il DDL sulle intercetazioni ora in commissione giustizia, a breve verrà depositato e il suo iter parlamentare inizierà ( sotto brutti auspici).

Attualmente in parlamento sono presenti e operativi: Quattro ministri sotto inchiesta e quattro sottosegretari, di cui uno con mandato di cattura per accusa di camorra.

Diciotto parlamentari pregiudicati.

Novanta parlamentari inquisiti, compreso un coordinatore nazionale del PDL.

Alcuni boiardi di stato sono ospiti delle patrie galere ( vedi lo scandalo della protezione civile) 

Cinquanta parlamentari / avvocati che non solo  esercitano la loro professione  difendendo a tempo pieno i loro colleghi  sotto inchiesta ( vedi Ghedini avvocato del premier) ma, sono presenti in commissione giustizia, luogo deputato alla formazioni delle leggi.

Questo paese si sta avviando  con il passo dell'oca verso una forma di regime anti democratico.

I giornalisti a mio parere dovrebbero (più che implorare al governo qualsiasi forma di ritocco alla legge in discussione), fare gesti concreti di disubbidienza civile tali da costringere questo ridicolo Popolo delle Libertà a fare marcia indietro come i gamberi.

Occorre combattere il centro destra populista non all'interno di "Talk show"  televisivi o con inutili proteste di piazza ma, con fatti concreti ovvero: pubblicazione da parte dei giornalisti e dai "Free lance" iscritti all'albo dei pubblicisti, di tutte le intercettazioni e registrazioni ambientali a carico di individui sospetti di fatti illegali.

Il ministro Alfano sarà costretto ad aprire e far funzionare a regime ogni aula di tribunale, dalla Sicilia alle alpi  se intenderà far condannare una intera classe giornalistica. 



      




permalink | inviato da A.Rutigliano il 24/5/2010 alle 9:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Partito democratico scopre il linguaggio della..."Suburra"
post pubblicato in Diario, il 23 maggio 2010



Vi ricordate l'ultimo intervento dell' On. Massimo D'Alema a Ballarò indirizzato al vice direttore del quotidiano "Il Giornale" ? Sallusti rinfacciava al leader maximo che negli anni novanta  abitava in un appartamento di un ente pubblico ( zona Trastevere) pagando un fitto relatvamente basso visto le sue disponibilità economiche. D'Alema si incazzò e con molta rabbia in corpo, puntando il dito verso il giornalista disse: Vada a farsi fottere!

Nell'assemblea nazionale del "Piddì" il segretario "National" rivolgendosi al Ministro Maria Stella Gelmini disse: La smetta la ministra di rompere i coglioni ai professori.

Non che il centro destra sia migliore nell'esprimersi, basterebbe ascoltare certe espressioni e si capirebbe che questo paese è dominato dall'ignoranza più assurda. Questa è in fondo la politica che ci meritiamo se consideriamo che la stessa politica che ci governa e ci ha governato è speculare alla società che essa rappresenta.

Non che mi lamento per questo,del resto è risaputo che gli italiani sono un popolo sanguigno, magari ruspante e che il 90% non parla una seconda lingua e che il 60% non è nemmeno in grado di esprimersi al meglio nella lingua italiana.

Certo, mi si dirà che in politica conta poco sapersi esprimere, importante  sono le idee , l'approccio che si ha verso le problematiche è investono il paese e tentare di risolverle  e a tal proposito ecco che mi rivolgo alla mia parte politica riferendomi alla stessa assemblea nazionale del PD ove per l'appunto Bersani ha dato della "Rompi coglioni " alla  ministra.

Gli interventi che abbiamo ascoltato, sono stati tutti interessanti non c'è che dire. Si è parlato di lavoro, di green economy, di tasse, della scuola, dei pensionati e dei giovani. Si è parlato anche di lealtà al partito e dei nativi targati "Piddì" futura classe dirigente del partito.

Ho avuto l'impressione ma è solo una mia impressione quindi del tutto discutibile che, questo Partito democratico si sia dimenticato di parlare di altri settori della società italiana, insomma, il partito si è rivolto come al solito solo ed esclusivamente  alla sua base, a quel  blocco  di cemento che a prescindere voterebbe il centro sinistra.

Io al contrario credo che occorra saper pescare in acque diverse dai soliti laghetti di persca sportiva  posizionalti al centro nord della penisola.
Occorre a mio giudizio rivolgere la propria attenzione al popolo delle partite IVA da sempre spremuti come limoni e dissanguati da un sistema fiscale predone.
Occorerebbe rivolgersi alle libere professioni, alla piccola e media imprenditoria che è la vera spina dorsale del paese. Occorrerebbe maggior presenza sul territorio e in modo organico, quand'anche in presenza di una manifestazione come il giro d'Italia ove magari si  notano le bandiere della Lega e la pubblicità di Mediolanum ( Banca controllata dalla famiglia Berlusconi) e certamente no la presenza del PD o delle COOP rosse. Sembra cosa da poco ma in realtà non è così.

Bersani ci informa che andrà in Cina per sette giorni ..ok gli suggerirei di fare una capatina a Sciangai, bellissima città piena di verde ove in autunno somiglia un poco a Roma e alle sue ottobrate. la Cina lo sapete, è governata dal P.C.C  certo, non brilla per democraticità se consideriamo che ai parenti dei condannati a morte chiede il conto il costo della pallottola che è servita per fucilare il povero cristo ma, queste sono " Quisquilie  " in confronto alla sua crescita economica. E che dire del Brasile altra potenza emergente o l'India per non parlare dell'America del sud.

Il mondo è complicato, tutto corre così velocemente e noi italici ci preoccupiamo se un politico manda a quel paese un  collega perchè magari pensa che tale linguaggio da suburra lo avvicina al paese reale.

Bhe....a voi l'ardua sentenza.       

 



permalink | inviato da A.Rutigliano il 23/5/2010 alle 19:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
L'ignorante Antonio di Pietro vota con la destra l'ennesima porcata.
post pubblicato in Diario, il 20 maggio 2010


Il Federalismo demaniale che il governo sta varando in realtà apre la strada alla privatizzazione dei beni pubblici, dalle spiagge in avanti. Si tratta di una misura molto negativa ed e' gravissima la posizione dell'Italia dei Valori che regge il moccolo al governo su questo tema. Sul Federalismo si sta facendo una enorme opera di mistificazione perche' viene presentata come il toccasana di tutte le questioni mentre significa semplicemente un taglio della spesa sociale e un aumento delle privatizzazioni. L'esatto contrario di cosa servirebbe per uscire dalla crisi e l'esatto opposto all'obiettivo della campagna referendaria per l'acqua pubblica".



L'annuncio del 'si'' al 'Federalismo demaniale' da parte del leader dell'Idv Antonio Di Pietro e' semplicemente vergognosa" per il quale "sono inaudite sciocchezze quelle dette da Di Pietro, per cui siccome i beni del Demanio rendono poco allora meglio venderli". Ancora, "non viene in mente a Di Pietro che invece di regalare il patrimonio di Stato ai poteri forti si poteva fare una riforma per far pagare i giusti canoni per le concessioni demaniali e le sorgenti idriche?".Quello che non deve e non puo' sfuggire agli italiani e di cui Di Pietro e' consapevole, e' che grazie al federalismo demaniale i beni che verranno venduti otterranno (contestualmente alla delibera di alienazione, secondo quanto previsto dal federalismo demaniale) la variante urbanistica". Per cui "i terreni agricoli (circa 1 milione di ettari) saranno venduti a prezzo agricolo e poi si potrà cementificare - i conti correnti dei grandi costruttori saranno centuplicati da un'incredibile speculazione economica mentre assisteremo alla cementificazione di decine di migliaia di ettari agricoli". Il Federalismo demaniale "non e' nient'altro che una mega svendita dei beni di stato consentendo una speculazione senza precedenti".



permalink | inviato da A.Rutigliano il 20/5/2010 alle 16:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le riforme per un'Italia che cade a pezzi
post pubblicato in Diario, il 17 maggio 2010


La classe politica propone le più mirabolanti ricette con il fine di far digerire ai cittadini italici la prossima manovra finanziaria di 25 ML di € .
Chi pensa dunque di ridursi una parte dei suoi emonumenti del 5%.
Chi al contrario propone di fare a meno di una mensilità annuale.
Chi si spinge a voler rinunciare a TRE mensilità.
Chi si azzarda ad affermare che i parlamentari dovrebbero ridursi lo stipendi del 50%.
Bossi il padano starnazza che anche lo stipendio dei magistrati dovrebbe essere taglato.
 Anche i favolosi stipendi dei boiardi di Stato dovrebbero essere ghigliottinati o no? 

Sono tutte  fantasie che in realtà non risolvono il problema, classico fumo negli occhi del popolo coglione..

   Riduciamo subito il numero dei parlamentari. Un accordo che non necessità di nessuna modifica costituzionale.
  Riduciamo  il rimborsi elettorali. che costano al popolo coglione milioni di euro.

Eliminiamo le provincie inutili, specie quelle che ricadono nelle aree metropolitane come ad esempio Roma e Milano.
Accorpiamo quei comuni che hanno una popolazione al di sotto di tremila abitanti.
Riduciamo gli immobili a disposizione del parlamento che costano ogni anno milioni di euro e fanno arricchire i soliti palazzinari romani.

 Combattiamo  un evasione fiscale  oggi calcolata in duecento miliardi di Euro.

Eliminiamo la vecchia burocrazia non più adatta ai nostri tempi, in un mondo che corre più velocemente della politica.

Occorre ridurre le tasse se si vuole far emergere il nero. Il sommerso deve convincersi che evadere non è più conveniente se lo "Stato"  si trasforma da tiranno qual'è ,ad amico di chi produce.

Occorre una reale riforma della giustizia specie quella civile.

Occorre infine un governo di salute pubblica,per le riforme.


Amerigo Rutigliano  Officina Sociale.



permalink | inviato da A.Rutigliano il 17/5/2010 alle 12:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le dieci proposte del Piddì
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2010


OFFICINA SOCIALE
UFFSTAMPAOS





                                                                                                                                                                                     Aprile 2010




                                                                              comunicato




Ora che il Partito democratico ha in parte digerito la sonora sconfitta elettorale, ecco che rimette in moto i motori e fa iniziativa politica.
Il vice segretario del PD Letta in un intervista annuncia un nuovo progetto  per l'Italia di domani, basato su "dieci parole" che saranno discusse in dieci città italiane. Verranno coinvolti quindi i circoli del PD, si terranno forum tematici e quant'altro nelle prerogative dello stesso partito.
Le prime parole o argomenti che verranno posti in discussione sono:
 
Il sapere ovvero: Università e ricerca.

Fare il possibile affinché i cervelli in fuga ritornino all'ovile e un ricambio generazionale del corpo docente, considerando che non mollano la poltrona nemmeno da morti perché hanno a cuore i loro figli raccomandati (  si veda ..la trota leghista) .
Il fatto è che i cervelli in fuga stanno bene all'estero e non ci pensano proprio a ritornare negli ovili italici dove non sono nemmeno considerati.

Il secondo punto approntato dal "Piddì" sono le riforme.

Riforme costituzionali. La forma di governo in salsa germanica o magari francese o anglo sassone?
Il federalismo fiscale che dividerebbe l'Italia in due?
Una nuova legge elettorale magari uninominale con preferenza?
Eliminazione delle province inutili specie quelle nelle aree metropolitane come ad esempio Roma e Milano?

La politica italiana è malata e non in grado di fare riforme di nessun tipo a parte l'art V  fatto dal centro sinistra in parlamento con cinque  voti di scarto.

Altro argomento di interesse è la giustizia.

Qui la riforma è iniziata a cura dell'attuale maggioranza e proseguirà anche sull'invito del presidente della Repubblica che bacchetta i magistrati troppo esibizionisti.

Per quanto mi riguarda farei una bella legge sulla responsabilità civile e penale dei magistrati.

Altro argomento toccato dall'onorevole Letta è la green economy.

Anzitutto vorrei dire al Partito democratico che comincia male, considerando che non intende sostenere nemmeno il referendum sull'acqua pubblica. Mi auguro che almeno sulle centrali nucleari si schieri davvero e non solo a chiacchiere perchè gli italiani vinsero un referendum sul nucleare e in un paese civile occorre rispettare la scelta dei cittadini elettori.


Il progetto del Partito democratico inizierà nel mese di Maggio 2010 per terminare nel 2011.

Probabilmente entro tale data  si tornerà a votare nuovamente le elezioni politiche che vedranno certamente la riaffermazione del PDL e della Lega e magari nel 2013 Berlusconi indicato come presidente della repubblica.

Io credo  dunque molto più costruttiva una immediata iniziativa politica sia in parlamento che nel paese oltre che una forma di organizzazione di partito assolutamente innovativa.

Che il Partito democratico in parlamento proponga da subito una discussione circa il federalismo fiscale ed  io aggiungerei federalismo solidale.

Che il Partito democratico proponga sin da subito una riforma organica della giustizia.

Che il Partito democratico proponga in parlamento una riforma organica  welfare state, accompagnata da una riforma funzionale delle politiche occupazionali e pensionistiche.

Che il Partito democratico proponga una profonda riforma del sistema universitario e della ricerca scientifica e tecnologica di tipo anglosassone ( che funziona).

Il Partito democratico deve (se vuole mettere in atto la sua ambizione maggioritaria) rimodellarsi su base federale ovvero: creare venti grandi presidi democratici allocati nelle venti regioni italiane, presidi che vivono il territorio e che naturalmente  conoscono le positività e le negatività di quella regione        o quel presidio.

Venti segretari regionali eletti con il metodo delle primarie ove tutti possono partecipare come candidati  in un contesto di regole scritte.
I venti segretari eletti, potranno a loro volta eleggere il segretario nazionale da una rosa di candidati espressi con le primarie.
Ogni regione avrà il suo statuto regionale se pur legato allo statuto nazionale del partito.
La segreteria nazionale dovrà essere formata dal segretario nazionale e da venti eletti con le primarie che rappresenteranno le venti regioni .


Amerigo Rutigliano       



permalink | inviato da A.Rutigliano il 28/4/2010 alle 15:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Al segretario del PD Bersani
post pubblicato in Diario, il 23 aprile 2010






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Radicali......paraculi!
post pubblicato in Diario, il 20 aprile 2010


Sono una che si occuperà del Lazio. Le nostre capacità di invenzione sono molte», aveva risposto Emma Bonino a chi dopo la sconfitta subita da Renata Polverini le chiedeva notizia sul suo prossimo futuro. Ma allo scomodo e piuttosto oscuro ruolo di esponente dell'opposizione nel consiglio regionale del Lazio la radicale protagonista di tante battaglie civili avrebbe ora preferito conservare lo scranno al Senato, dove ricopre l'incarico prestigioso di vicepresidente dell'assemblea. Una decisione fatta in perfetta coerenza con il suo movimento politico.Renata Polverini e Emma Bonino

Due giorni fa il comitato nazionale dei radicali aveva addirittura diramato un comunicato ufficiale, annunciando di ritenere che «l'obiettivo del Lazio regione europea possa essere da Emma Bonino meglio assicurato mantenendo l'impegno istituzionale e nazionale di vicepresidente del Senato piuttosto che in consiglio regionale come consigliere di minoranza». Una spiegazione abbastanza incomprensibile che aveva tutta l'aria, non ce ne voglia la senatrice del Pd, di precostituire un alibi per la sua scelta.

LA BONINO

Diciamo subito che ci sono illustri precedenti, tanto a destra quando a sinistra. Al Comune di Milano, per esempio, ancora si ricordano le polemiche seguite alle dimissioni dell'ex prefetto Bruno Ferrante, sconfitto nel 2006 da Letizia Moratti nella corsa alla poltrona di primo cittadino, che qualche mese più tardi abbandonò il consiglio comunale avendo ottenuto dal governo di Romano Prodi l'incarico di alto commissario contro la corruzione nella pubblica amministrazione. Per non parlare dei vari parlamentari che si sono presentati alle amministrative e poi, una volta perdute le elezioni, sono rimasti comodamente appesi al loro paracadute alla Camera o al Senato. Ma pochi, pochissimi sanno accettare la sconfitta...

 




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Se la nomenclatura del "Piddì" si indigna vuole dire che li abbiamo impallinati.
post pubblicato in Diario, il 14 aprile 2010


Il Partito democratico deve anzitutto costruire un progetto di paese alternativo al progetto del centro destra, possibilmente condiviso e quando dico condiviso, non intendo con le diverse espressioni politiche ma, con il paese reale. Un progetto però per essere attuabile deve anche scaturire da un partito credibile e per essere tale deve infondere nelle coscienze quel senso di affezione, di appartenenza oltre che di speranza, non tralasciando cosa importante il senso del rispetto e dell'onorabilità tra partito ed elettorato.

Per quanto mi riguarda, porto avanti quel che anche il padre fondatore del PD afferma, ovvero: Il partito deve trasformarsi in un soggetto politico federale che non vuole dire togliere alcun potere alla segreteria nazionale, semmai, la si rinforza. Insomma non trovo assolutamente scandoloso eleggere venti segretari regionali che sono l'espressione dei territori, votati dalla maggioranza dei cittadini di quei territori.
Saranno poi i venti segretari regionali ad eleggere a maggioranza assoluta segretario nazionale Quel segretario eletto sarà anche il leader che guiderà le elezioni politiche del 2013.
Una leadership che inizierà sin da subito a proporre una alternativa politica, un progetto paese.
I cittadini vogliono risposte ai loro problemi che sono le politiche occupazionali, l'ambiente stravolto, il fisco oneroso e taglieggiatore, la sanità degradata, i vergognosi privilegi politici e dei boiardi di stato, una giustizia forte con i deboli e debolissima con i forti. Il radicamento sul territorio, non più circoli ma " sezioni aperte" che si occupano dei problemi quotidiani dei cittadini.

Un partito dunque tutto da costruire e per costruirlo occorre conquistarlo producendo vittime, del resto si può costruire il nuovo solo distruggendo il vecchio. Solo bruciando le stoppie crescerà erba verde .
Io sono pronto ed ho la torcia accesa. Aspetto che gli innovatori i seguano.


Amerigo Rutigliano Officina Sociale



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Al segretario del Piddì
post pubblicato in Diario, il 13 aprile 2010


I 20 segretari regionali, «incoronati» da Prodi come i possibili veri leader del Pd federalista, si dividono tra gli entusiasti, come il segretario dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini e chi, pur chiedendo più spazio ai territori, non condivide l'idea di un partito senza un vero leader nazionale. «È certo tempo - afferma il segretario campano Enzo Amendola - di approdare a uno statuto federale più moderno ma mi lascia un pò perplesso il fatto che siano venti persone a decidere la guida del partito». Ma soprattutto, è il rilievo di big locali come di esponenti nazionali, più che di organismi e di leader «sarebbe opportuno - osserva il segretario pugliese Sergio Blasi - parlare di più dei problemi reali del Paese, proponendo idee e soluzioni».


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Qual'è la scelta migliore: Segretari regionali che decidono la guida del partito insieme ad un segretario eletto dagli stessi rappresentanti delle venti regioni o un segretario unico nazionale eletto da primarie improbabili e confezionate a misura del personaggio scelto dalla segreteria? Quanti segretari nazionali eletti dal popolo e in breve tempo sfiduciati sono passati per via del Nazareno?

Del resto, la proposta di federare in partito non esclude la nomina del segretario nazionale, peraltro non privandolo dei suoi poteri di indirizzo e guida.

Chi rigetta l'idea di un partito federato è esattamente chi pensa di conservare il proprio cortiletto e vergognose rendite di posizione.

Per quanto ci riguarda i divulgheremo questa soluzione presso il popolo del centro sinistra e nel paese. Una soluzione quella del partito federato che riteniamo pragmatica, innovativa e necessaria il cui fine sarà quello di rinchiudere in un museo vecchi e recalcitranti dinusauri della politica italiana ormai incapaci di dire e fare. La politica dovrà tornare ad essere priorità in tutti i settori della società: Nelle fabbriche e negli uffici, nei mercati e nelle piazze. Una politica positiva e allegra che sappia infondere tranquillità e speranza nonostante le problematiche che stringono il nostro paese in una morsa.

Non possiamo che ringraziare il Professor Romano Prodi,per la sua sollecitazione e visione politica. Unico persona capace di vincere per ben due volte Silvio Berlusconi, anche se poi tradito dai suoi stessi presunti sostenitori e compagni di viaggio.



Amerigo rutigliano Officina Sociale per il Partito democratico



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Lettera aperta al.... Piddì
post pubblicato in Diario, il 12 aprile 2010


OFFICINA SOCIALE

Per il Partito democratico



Le Primarie.


Il Partito democratico dovrebbe regolamentare delle primarie che attualmente adopera per sua convenienza con il fine di dare una forma di acclamazione popolare ad un segretario già designato dalla segreteria.



Le fondazioni.



( Italiani europei, Democratica, Astrid, ecc) sono solo vere e proprie correnti politiche non potranno mai portare consenso al partito.

Il PD o deve tornare ad essere organizzato in "Sezioni aperte" come l'allora P.C.I e saper ascoltare i cittadini come sapeva fare la "Democrazia cristiana".
Il Partito democratico non ha bisogno di un " Papa straniero"per vincere la leadership governativa considerando che nelle sue fila ha il fior fiore dell'intelligenza italica.

Il Partito democratico deve al contrario aprire porte e finestre, contaminandosi davvero.

Far entrare aria fresca, innovazione e volti nuovi, accettando di parlare con tutti e sullo stesso piano..
Il Partito democratico deve essere capace di progettare proposte politiche alternative al centro destra nei tempi e nei modi necessari e non all'ultimo istante come fece con la lista " Uniti nell’ulivo Romano Prodi.

Le riforme.


Che sin da subito il Partito democratico proponga in parlamento le sue proposte costituzionali come il premierato o sistema tedesco,, riduzione dei parlamentari, abolizione del bicameralismo perfetto,senato delle regioni, abolizione delle provincie inutili, riduzione delle retribuzioni ai parlamentari e vergognosi privilegi, taglio netto delle retribuzioni ai boiardi di Stato, e dei manager pubblici, sostegno al DDL presentato in commissione e che interessa anche in questo caso privilegi alle associazioni sindacali.
Immediata discussione di DDL di interesse economico e sociale.

Il Partito democratico dovrebbe discutere su progetti condivisi con tutte le realtà politiche afferenti al PD, accettando al suo interno una rappresentanza; anche questo è un modo di considerare la "Democrazia interna" 'unica soluzione davvero democratica che oggi assolutamente negata.

Il progetto del Partito Democratico è fallimentare. L’unione di realtà politiche come i Democratici di sinistra e La Margherita hanno prodotto lacerazioni, incomprensioni e …divorzi. L’alleanza con IDV ha prodotto una forma di “Cul de sac” da dove il PD sembra non poter uscire insomma il PD somiglia all’armata tedesca che parti per conquistare Stalingrado ma venne miseramente sconfitta.



Il Partito democratico se intende tornare ad essere forza di governo dovrà organizzarsi su base federale ovvero: Elezione tramite primarie dei venti segretari regionali che a loro volta eleggono i segretario nazionale. I candidati al parlamento dovranno essere espressione delle venti regioni e selezionati tramite primarie regionali. La quota tra i sessi dovrà essere pari al 50% . La segreteria e la direzione nazionale dovranno esprimere anche in questo caso tutte e venti le regioni.



Ogni anno il Pd indice la propria conferenza programmatica (...).
I temi oggetto della Conferenza vengono determinati, su proposta del segretatrio nazionale, dal coordinamento nazionale» .
I temi: Prima il partito o le alleanze? Dialogare o meno sulla maggioranza? Aprire o no un confronto sulle riforme? E la legge elettorale? Tedesca come la vuole D'Alema, francese come piace a Veltroni oppure Mattarellum bis come potrebbe sintetizzare Bersani?
Maggioritario, picccoli collegi uninominali e partito federato che vorremmo noi di Officina Sociale.

Io sottoscritto Amerigo Rutigliano iscritto e quarta mozione del Partito democratico, chiedo l'immediata convocazione di una conferenza programmatica in virtù dell'artico n. 27 dello statuto commi 1 e 2.

Come già affermato, ritengo il risultato delle lezioni regionali sia totalmente negativo. Abbiamo praticamente consegnato al centro destra regioni come la Campania e la Calabria a causa di candidature compromesse e superate, per non parlare del Lazio ove il Partito democratico non è stato nemmeno capace di esprimere una propria candidatura, rincorrendo Emma Bonino candidata radicale perdente in partenza.
Avevamo espresso per il Lazio la mia candidatura che non è stata considerata ma che avrebbe ottenuto un risultato positivo nella considerazione che non ho utopie radicali da difendere o sostenere, avremmo dunque vinto a mani basse.
Una candidatura la mia unica, considerando che nessun leader del Partito democratico volle mettere la propria faccia per il terrore di perderla dopo il caso Marrazzo.
Questo Partito democratico dovrà resettarsi, tornado al suo progetto iniziale, quello del "Lingotto"
Un partito di ispirazione maggioritaria e aperto alla società. Un partito che dovrà contaminarsi con tutti i settori della società.




Amerigo Rugliano



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Il Partito democratico che...
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2010


 Sembra che sia  iniziata la calata dei " Giovin democratici" alla conquista di un partito che non c'è  visto il proliferare di fondazioni che poi si trasformano in correnti di pensiero e di potere ( Italiani europei, Democratica,ecc).
 Se senti però parlare questi "giovin democratici " ti cadono la braghe quindi ...forse è per questo motivo che a volte dar retta ad antichi detti ( Chi lascia la strada vecchia per quella nuova male si ritrova) non si sbaglia mai. Il fatto è che quel che occorre al Partito democratico non è una lotta intestina tra generazioni per il mantinimento e la conquista del potere ma, rendersi conto delle continue disfatte poliche subite e provvedimenti seguenti.

In un mio precedente post, avevo indicato alla nomenclatura  del PD di recarsi  in via Bellerio ( sede storica della Lega) e studiarsi per quale motivo "loro" riescono ad ottenere in simile consenso popolare.
Il PD dovrebbe riaprire la scuola di politica di Frattocchie. Dovrebbe uscire dai suoi palazzi e  contaminarsi con i "Cittadini" ascoltando le loro ragioni, i loro bisogni, le loro paure, le loro speranze, la loro voglia di tornare a sognare.
Il Partito democratico deve smetterla di dilaniarsi con ridicole primarie che al fine occorrono solo per dare una forma di acclamazione popolare ad un segretario già designato dalla segreteria. Il PD dovrebbe smetterla di mettere in piedi improbabili fondazioni che non portano a nulla in tema di consenso. Un partito deve essere un vero partito fatto di "Sezioni" come l'allora P.C.I  e saper parlare ai cittadini come la prima "era" della "Democrazia cristiana".
Il Partito democratico non dovrebbe mettersi all' affannosa ricerca del " Papa straniero" considerando che nelle sue fila ha il fior fiore dell'intelligenza italica.

Il Partito democratico deve aprire le sue finestre, le porte, i portoni al fine di far entrare aria fresca. Deve accettare di parlare con tutti  sullo stesso piano fosse anche  il rappresentante degli idraulici.
Il Partito democratico deve essere capace di progettare proposte politiche alternative al centro destra nei tempi e nei modi necessari e non all'ultimo istante come fece con la lista " Uniti nell'Ulivo" di Romano Prodi.

Se la Lega e il PDL propongono sin da ora la riforma della giistizia e le riforme costituzionali come ad esempio il semi presidenzialismo alla francese, il Partito democratico deve essere sin da ora in grado di proporre un progetto costituzionale diverso come il "sistema tedesco" che più si avvicina al federalismo che vuole la stessa Lega.

Bene la riforma della giustizia al fine di tagliare le ali a un'ammucchiata di giudici che abusano della loro  autorità. Bene la proposta che si riferisce alla responsabilità civile e penale dei magistrati.

Che sin da subito il Partito democratico proponga in parlamento le sue proposte costituzionali ovvero: Premierato tedesco, riduzione dei parlamentari, Senato delle regioni, abolizione delle provincie, riduzione delle retribuzioni ai parlamentari, il taglio netto di tutte i vergognosi privilegi, taglio netto delle retribuzioni ai boiardi di Stato, sostegno al DDL presentato in commissione e che interessa anche in questo caso privilegi alle associazioni sindacali.
Immediata discussione di DDL di interesse economico e sociale.

Il Partito democratico dovrebbe discutere progetti condivisi e con tutti i movimenti politici e accettando al suo interno la loro rappresentanza; anche questo è un modo di considerare che la "Democrazia interna" è l'unica soluzione davvero democratica che oggi al contrario è assolutamente negata.

Gli attuali " circoli del PD" devono tornare ad essere "Sezioni aperte".



Amerigo Rutigliano  Officina Sociale      




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Lettera aperta al.... Piddì
post pubblicato in Diario, il 2 aprile 2010


Officina Sociale per i partito democratico


Comunicato stampa.


Al Segretario nazionale
del Partito democratico
Pierluigi Bersani

all'organizzazione del PD

SEDE



Ogni anno il Pd indice la propria conferenza programmatica (...).
I temi oggetto della Conferenza vengono determinati, su proposta del segretatrio nazionale, dal coordinamento nazionale» (dai commi 1 e 2 dell'articolo 27).
I temi: Prima il partito o le alleanze? Dialogare o meno sulla maggioranza? Aprire o no un confronto sulle riforme? E la legge elettorale? Tedesca come la vuole D'Alema, francese come piace a Veltroni oppure Mattarellum bis come potrebbe sintetizzare Bersani?

Maggioritario e collegi uninominali che vorremmo noi di Officina Sociale.


Io sottoscritto Amerigo Rutigliano iscritto e quarta mazione del Partito democratico, chiedo l'immediata convocazione di una conferenza programmatica in virtù dell'artico n. 27 dello statuto commi 1 e 2.


Noi di Officina sociale riteniamo che il risultato delle lezioni regionali sia totalmente negativo. Abbiamo praticamente consegnato al centro dentra regioni come la Campania e la Calabria a causa di candidature compromesse e superate, per non parlare del Lazio ove il Partito democratico non è stato nemmeno capace di esprimere una propria candidatura, rincorrendo Emma Bonino candidata radicale perdente in partenza.
Abbiamo espresso per il Lazio la mia candidatura che non è stata considerata ma che avrebbe ottenuto un risultato positivo nella considerazione che Amerigo Rutigliano non ha utopie radicali da difendere o sostenere, avremmo dunque vinto a mani basse.

Una candidatura la mia pressochè unica perchè nessun leader del Partito democratico volle mettere la propria faccia per il terrore di perderla dopo il caso Marrazzo.

Questo Partito democratico è fallimentare quindi devrà resettarsi, tornado al suo progetto iniziale, quello del "Lingotto"
Un partito di ispirazione maggioritaria e aperto alla società. Un partito che dovrà contaminarsi con tutti i settori della società.


Amerigo Rugliano



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Il PD che vorrei
post pubblicato in Diario, il 31 marzo 2010


Dico questo.

Quando scoppiò il caso " Piero Marrazzo", presidente della regione Lazio e in seguito le sue avvenute dimissioni quindi anche quelle della sua giunta, il PD si trovò nella condizione di dover esprimere un nuovo candidato presidente perchè da li a qualche mese la regione avrebbe dovuto indire nuove elezioni.

Tutta la nomenclatura del Partito democratico " in blocco" voltò le spalle per la dannata paura di subire un tracollo politico personale visto l'andazzo che lo scandalo Marrazzo aveva prodotto, insomma, i cittadini elettori erano alquanto schifati oltre che incazzati contro una classe politica a dir poco vergognosa.

Nessun politico del Piddì osò metterci la faccia. Nessuno "POLITICO" democratico ebbe il coraggio di rischiare la sua immagine, sapendo di dover combattere una battaglia elettorale effettivamente difficoltosa.

Solo il sottoscritto si fece avanti. solo io, Amerigo Rutigliano presentai la mia candidatura al Partito democratico fecendo inoltre un comunicato stampa.
Non ottenni alcuna risposta. Il Piddì ignorò un'offerta che poteva essere vincente perchè innovativa, fuori dagli schemi classici, un outsider, una candidatura che avrebbe messo daccordo tutti: Sinistra radicale e sinistra moderata,cattolici e laici. Il Partito democratico preferì al contrario adagiarsi sull' auto candidatura della radicale Emma Bonino. Un auto candidatura perdente in partenza perchè non in grado di esprimere tutte le istanze ad iniziare da quelle cattoliche. ( Monsignor Bagnasco in seguito organizzò una "Gladio" contro la Bonino)
Un auto candidatura quella della Bonino che esprimeva giustamente solo la lista " Bonino Pannella".

Avrei vinto a mani basse ed ora la regione Lazio sarebbe ancora governata dal centro sinistra.

Il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, la direzione e l'organizzazione del partito, hanno commesso errori davvero grossolani.

Ghettizzare la candidatura di Grillo alle primarie del 2009 e ilgnorare la sua lista "cinque stelle" è stato un errore.

Candidare in Calabria "Loiero" è stato un errore.

Candidare in Campania De Luca è stato un grosso errore.

Candidare in Piemonte la Bresso, non considerando minimamente le critiche dei No Tav è stato un errore.
Non esprimere un candidato democratico nel Lazio è stato un enorme e non scusabile errore.

Annullare la mia candidatura ( sostenuta da migliaia di cittadini iscritti al PD ) alle primarie deel 2009 è stato un errore.

Gli errori continuano ancora oggi leggendo le incredibili affermazioni del segretario cui lascia intendere che in fondo il Partito democratico ha aumentato il suo consenso in relazione alle elezioni europee.

410 senatori hanno inviato una lettera al segretario Bersani, lamentandosi e chiedendo urgente incontro al fine di definire una situazione politica grave che avvolge il Partito democratico, incapace com'è di reagire.

Questo Partito democratico assente nei territori. Sordo e muto di fronte alle legittime richieste dei cittadini. Risposta a richieste e aspettative che sembrano purtroppo esclusiva della Lega.

Il PD dovrebbe inviare degli osservatori a via "Bellerio" magari per imparare semmai i democratici lo avessero dimenticato, come condividere i drammi, le aspettative, le speranze di un popolo spesso maltrattato e ignorato. Cittadini che tutti i giorni che ha fatto Dio portano sulle loro spalle il peso di tante e tali problematiche da rendere quegli stessi cittadini degli eroi.

L'ho affermato in molte occasioni e continuo ad affermarlo. Il Partito democratico deve ripensarsi e per farlo deve resettarsi il suo interno e ricominciare dall'inizio.

Il Partito democratico deve davvero aprire i suoi portoni a volti nuovi e aprire le finestre per permettere il passaggio di aria fresca.

I dinosauri del Partito democratico dovrebbero salpare le ancore e iniziare un lungo viaggio per i sette mari.

Il Partito democratico deve se vuole tornare ad essere maggioranza di governo, ritornare nei territori che da anni ha abbandonato,licenziando i "Cacicchi" attuali che tanto danno hanno creato.

Il partito democratico deve parlare con i cittadini e ascoltarli perchè la prima virtù della buona politica è proprio quella di saper ascoltare un popolo in affannosa difficoltà economica e sociale.

Il Partito democratico deve tornare ad essere se mai lo è stato, un partito gioioso che trasmette fiducia.

Il Partito democratico deve tornare a vivere nelle fabbriche, negli uffici, nelle aziende, nelle città, nei quartieri, nel paese reale.

Il Partito democratico deve e dovrà essere DEMOCRATICO davvero.



Amerigo Rutigliano Officina Sociale.



permalink | inviato da A.Rutigliano il 31/3/2010 alle 19:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Day......after.
post pubblicato in Diario, il 30 marzo 2010


Le elezioni regionali sono finalmente archiviate.

Non farò come... "altri" che oggi straparlano, accusando della disfatta del "Piddì" coloriti personaggi ..o scelte politiche poco oculate.

Ha vinto la Lega come giusto che sia e anche il PDL . Del resto perde chi non è capace di esprimere credibili alternanze politiche differenziate come la notte e il giorno, il rosso e il nero.
Ora si crei un "Officina Sociale" ( noi gia lo siamo) per organizzare un progetto di società a misura dei cittadini elettori.
Da anni affermiamo che il centro sinistra deve rinnovarsi, spazzolando l'antica muffa che alberga nei suoi "ammezzati" e che non ha più nulla da dire ne da dare.Aprire le finestre, permettere che entri aria fresca.
Il Piddì è un treno nuovo ma con conducenti immotivati e poco credibili. Quando si copia un vaso di coccio e lo si espone accanto al vaso originalle, magari con la pretesa di farlo pagare allo stesso prezzo, i probabili acquirenti ( che non sono dei fessi), vorranno acquistare come logico il vaso originale piu che una copia.

Insomma in questi ultimi quindici anni di transizione politica che ancora dura, quale sono state le scelte, i progetti condivisi del centro sinistra italiano. Quale la loro stella guida, quale la partenza, quale il traguardo.
Non si è voluto in sessant'anni di politica italiana dare un volto a questa sinistra ...non comunistama, neanche social democratica. Una sinistraquindi immobile e incapace di crescere.

Non analizzeremo il risultato di queste elezioni regionali ma, possiamo confermare senza tema di smentita che la causa è tutta da addebitarsi allo stesso Partito democratico, responsabile di mettere al di sopra degli interessi dei cittadini elettori ( che hanno preferito andarsene al mare piuttosto che votare magari turandosi il naso) gli interessi di bottega che specie nel Lazio sono molteplici..insomma far vincere la Polverini faceva comodo a tutti gli attori.

Ora il popolo della sinistra italiana ci prova a mettere sul piedistallo un suo eroe ( ne ha assolutamente bisogno ) che in questo caso non poteva che essere il vincitore della regione Puglia Nichi Vendola. Lui sarà trasformato in un " Gladiatore della sinistra" con tanto di scudo e spadone, pronto a battersi contro " i fasci e le corporazioni". Il popolo sinistroide lo osannerà perchè vedrà in lui il "Salvatore della patria".

A mio giudizio la coalizione del centro sinistra dovrà dimostrare maturità riconoscendo l'avversario piuttosto che combatterlo tramite giudici prezzolati che usano i codici e la giustizia come usano un cappello.

La politica ha i suoi sentieri spesso "imperscrutabili" alla gente comune ma, chiari per gli addetti ai lavori. del resto la politica non è forse l'arte del tutto possibile dell'impossibile ?

L'Italia vive da ormai molto tempo in uno stagno di "Guano" da dove occorre uscire e l'unica possibilità è quella delle riforme strutturali. E' necessario riformare uno "Stato" drammaticamente immobile. Se il centro sinistra si farà promotore del "Progetto riforme" spiegando al paese qual'è la strada che intende intraprendere, il centro sinistra riaquisterà la credibilità che ha perduto.

Noi pur essendo piccoli ( ma combattivi) daremo il nostro contributo come da sempre facciamo nell'interesse del paese.


Amerigo Rutigliano - Officina Sociale



permalink | inviato da A.Rutigliano il 30/3/2010 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Chi paga i partiti ?
post pubblicato in Diario, il 27 marzo 2010


Chi paga i partiti:
I milioni di Forza Italia a Dc, Mussolini e De Gregorio, I fondi ai ministri di Prodi.
Tutta la politica euro per euro, le lobby trasversali e le coop.

 
Alla faccia della gratitudine. Il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani alla vigilia della storica decisione sulla cessione di Alitalia se ne è uscito con un sorprendente assist alla compagnia Air France concorrente dell'abruzzese volante Carlo Toto: "L'italianità non è indispensabile". Ci deve essere rimasto davvero male il patron di Air One ripensando a quel bell'assegno da 40 mila euro staccato a favore del futuro ministro durante la campagna elettorale del 2006. Sperava di aver trovato in Bersani un paladino dei suoi interessi imprenditoriali, ne ha ricavato invece una cocente delusione.

Ben diverso il comportamento di Roberto Ulivi, deputato di An, farmacista di professione, che ha incassato 10 mila euro proprio dalla Federazione nazionale dei titolari di farmacie (Federfarma) e altri 8 mila dalle associazioni territoriali di Firenze e Pistoia. Lui in difesa della categoria che lo aveva finanziato si è battuto come un leone, con interrogazioni e interventi contro le liberalizzazioni avviate dallo stesso Bersani per consentire la vendita di medicinali nei supermercati. "Ma quale liberalizzazione, questa è una cambiale pagata alla grande distribuzione", ha tuonato Ulivi, "in modo particolare alle Coop". Sospetti esagerati? Sta di fatto che proprio dalle cooperative Bersani riceve altri lauti finanziamenti: 35 mila euro dalla bolognese Manutencoop e 49 mila dal Consorzio nazionale servizi, sempre di Bologna.

Ecco le sorprese che spuntano sfogliando la documentazione relativa ai finanziamenti concessi da privati e aziende a uomini politici e partiti dal primo gennaio del 2006 a oggi, compresi quelli per la campagna elettorale di due anni fa. Esaminando queste carte è possibile ricostruire una mappa dei legami tra politici e imprenditori e comprendere meglio quali lobby si muovono talvolta dietro le scelte legislative e di governo. Non solo: quell'archivio di sigle e numeri custodito con tanta riservatezza dagli uffici del Parlamento (che non ne rilascia copia informatica a nessuno) aiuta a capire meglio anche i rapporti economici che corrono tra le diverse forze politiche.

Rifondazione fa da sola, Nessun finanziamento dagli industriali.
Questa la parola d'ordine di Rifondazione comunista che, stando alle dichiarazioni congiunte depositate alla Camera, sembra proprio evitare rapporti con società e imprenditori privati. Non fosse che per un caso, l'unico, legato al finanziamento di 3 mila euro elargiti nel 2006 dalla Cantieri italiani srl alle strutture di partito di Pescara. Ma si tratta di una eccezione appunto legata all'amicizia (sono stati compagni di scuola) che unisce il leader abruzzese di Rifondazione, il deputato Maurizio Acerbo, al titolare della società, Fabio Maresca, a capo di un gruppo del settore turistico e alberghiero attivissimo nel Centro-sud. E finanziatore bipartisan, attraverso un'altra sua società (Bluserena spa) anche di Sdi, Fi, Ds e del deputato dell'Idv Carlo Costantini (in totale, oltre 110 mila euro nel 2006). "Nessun secondo fine in quel contributo a Rc", spiega Maresca: "Noi siamo generosi con i partiti: quando chiedono aiuto contribuiamo senza guardare alla collocazione". Per il resto, il partito di Fausto Bertinotti si finanzia quasi esclusivamente con i contributi dei propri eletti nelle istituzioni. Dal parlamento ai municipi nessuno sfugge alla 'tassa' che Rc applica sulle entrate dei suoi rappresentanti: i parlamentari e i consiglieri regionali devono versare il 55 per cento dei loro introiti, mentre consiglieri provinciali e comunali sono tenuti a devolvere il 30 per cento. 

Forza nani
Il tesoro che i partiti italiani si spartiscono è rappresentato anzitutto dalla pioggia dei rimborsi elettorali, introdotti nonostante il 90 per cento degli italiani, con il referendum del 1993, si sia dichiarato contrario al finanziamento pubblico dei partiti. Partecipa all'abbuffata solo chi ha superato la soglia dell'1 per cento alle elezioni e riceve un rimborso proporzionale ai voti ricevuti: 1 euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali. Complessivamente fanno 50 milioni di euro all'anno per la Camera e altrettanti per il Senato. Una legislatura costa circa 500 milioni di euro.

E chi non ha partecipato con il proprio simbolo alle elezioni, dissolvendosi magari in liste più ampie per superare le soglie di sbarramento? Come si finanziano questi piccoli partiti? Ci pensano i grandi. Emblematico il caso di Forza Italia, che negli ultimi due anni ha foraggiato Azione sociale, il movimento fondato da Alessandra Mussolini nel 2004, dopo che Fini aveva definito il nonno Benito "il male assoluto del XX secolo". In due anni la Mussolini ha avuto dal Cavaliere ben 673 mila euro.

Non basta: il partito di Berlusconi ha finanziato anche la Democrazia cristiana di Gianfranco Rotondi (220 mila euro); la Federazione dei Verdi Verdi (130 mila) apparentata alla Casa delle libertà per togliere voti agli ambientalisti di Alfonso Pecoraro Scanio; il Nuovo Psi di Gianni De Michelis (2 milioni di euro); il Partito repubblicano di Francesco Nucara (90 mila euro); i Riformatori liberali di Benedetto Della Vedova (450 mila) e gli Italiani nel mondo (700 mila euro). Il movimento del senatore Sergio De Gregorio, eletto con l'Italia dei valori di Di Pietro, è passato al centrodestra con in mano un contratto nel quale Forza Italia si impegnava a fornire sostegno economico.

I big spender
In questo clima da campagna acquisti è inevitabile che qualcuno maligni di fronte al contributo versato al partito di Lamberto Dini da un amico di Paolo Berlusconi. Si chiama Davide Cincotti e la scorsa estate era ospite nella villa del Berluschino in Costa Smeralda. Quando in autunno Dini inizia a flirtare con il Cavaliere in vista dell'approdo nel centrodestra, improvvisamente Cincotti scopre la sua passione per Rinnovamento Italiano. Al partito di Dini questo imprenditore di Battipaglia con interessi in Sardegna, dove sta per costruire un porticciolo alla Maddalena, tra dicembre e gennaio versa ben 295 mila euro. Niente male se si pensa che nella classifica dei donatori-imprenditori Cincotti è battuto solo da Giovanni Arvedi, il re dell'acciaio cremonese che ha donato a Fi 300 mila euro nel novembre scorso. E che ora annuncia a 'L'espresso': "Ho appena versato altri 300 mila euro al Partito democratico per essere equidistante".

Lobby inossidabile
Gli imprenditori dell'acciaio sono poco popolari nel Paese per la dura condizione delle fabbriche e i frequenti incidenti sul lavoro, ma sono amatissimi nel Palazzo dove cercano una sponda in entrambi gli schieramenti. La piemontese Tubosider e la ligure Transider hanno finanziato Fi rispettivamente con 50 mila e 75 mila euro, Umberto Bossi ha ricevuto un piccolo contributo dalla Oiki di Parma, mentre il gruppo Riva, mediante le due controllate Riva Fire e Ilva, ha dato a Forza Italia ben 245 mila euro e altri 98 mila al solito Bersani. Il ministro dello Sviluppo economico è un asso pigliatutto: per la campagna elettorale del 2006 da solo ha collezionato oltre 480 mila euro di contributi. Più del doppio di Marco Minniti, altra star del partito, che ha avuto come primo finanziatore la società Leat del gruppo Vitrociset con 50 mila euro.

Finanziatori bipartisan
L'associazione di categoria Federacciai è "attentissima", come recita lo statuto, "a promuovere le politiche economiche volte a risolvere le criticità del settore" e per questo ha finanziato ecumenicamente quasi tutti gli ultimi titolari del dicastero delle Attività produttive (che prima si chiamava Industria e ora Sviluppo economico). A Bersani ha dato 50 mila euro; stessa cifra all'ex viceministro di destra Adolfo Urso, mentre al predecessore di entrambi, Enrico Letta, ora sottosegretario a Palazzo Chigi, sono andati 30 mila euro.

Altro assertore della tattica dell''equivicinanza' è Carlo Toto: il patron di Air One sa bene che per volare sicuro c'è bisogno di oliare sia l'ala sinistra che quella destra. Così, dopo avere finanziato Bersani, Minniti (30 mila euro) e il dipietrista Egidio Pedrini (5 mila) ha pensato bene di mettersi al sicuro anche con Fi, alla quale ha elargito 50 mila euro. Cifre più modeste, ma identica filosofia, per l'associazione dei produttori delle macchine utensili Ucimu (5 mila a Bersani, altrettanti a Urso) e per il Comitato nazionale caccia e natura, che finanzia Bersani con 15 mila euro ma non dimentica il solito Urso (12 mila) e nemmeno il berlusconiano Carlo Giovanardi, destinatario di altri 5 mila euro.

Finanziatori faziosi
Chi non teme di lasciare trasparire le proprie simpatie sono invece i farmacisti di Federfarma: oltre a Ulivi di An finanziano infatti anche Guido Crosetto di Fi (5 mila) e Maurizio Gasparri di An (10 mila). Al massimo i farmacisti si spingono ad aiutare (con 5 mila euro) un moderato di centrosinistra come Giuseppe Astorre dell'Idv. Decisamente orientato a sinistra invece il gruppo immobiliare Romeo. La società che ha gestito buona parte delle cartolarizzazioni delle case pubbliche e che ha vinto la maxi gara per tappare le buche stradali di Roma, predilige gli ex diessini, da Gianni Cuperlo a Umberto Ranieri, e Silvio Sircana, il portavoce di Romano Prodi. La cifra non è da capogiro, appena 5 mila euro a testa, e diventa ancora più piccina se confrontata con quella stanziata da Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore ed editore del 'Messaggero', che riserva le sue elargizioni esclusivamente all'Udc, il partito di Pier Ferdinando Casini, marito della figlia Azzurra. In due anni la famiglia Caltagirone ha regalato alla creatura del leader centrista 900 mila euro, frazionando i versamenti in nove tranche da 100 mila. Hanno contribuito nell'ordine Francesco, Gaetano, Francesco Gaetano e la moglie Luisa Farinon più cinque società del gruppo. Una potenza di fuoco che l'ex compagno di partito, Marco Follini, si sogna. Anche se pure lui ha un immobiliarista nella manica: il gruppo Statuto, mediante la società Colli Aminei ha donato al transfuga dall'Udc al Pd ben 70 mila euro.

Finanziatori organici
Ci sono poi gli imprenditori e i professionisti prestati alla politica che foraggiano il proprio partito. Il secondo finanziatore dell'Udc è per esempio l'europarlamentare Vito Bonsignore. Democristiano di lungo corso, poi imprenditore con il pallino delle autostrade, Bonsignore ha versato 220 mila euro all'Udc del Lazio e del Piemonte, più altri 250 mila nelle casse nazionali mediante la sua finanziaria Mec, che ha pagato anche i voli del suo padrone politico: dal primo febbraio al 31 dicembre del 2007 Bonsignore ha totalizzato voli per 200 mila euro, poco meno di mille euro al giorno.

Altrettanto munifica è stata la radicale Cecilia Maria Angioletti, commercialista e amministratrice delle società del partito che ha versato 121 mila euro alla Rosa nel pugno e altri 236 mila alla Lista Pannella. L'associazione Iniziativa subalpina dell'avvocato Michele Vietti ha finanziato l'Udc piemontese con 159 mila euro, mentre l'avvocato Angelo Piazza ha pagato 142 mila euro al suo partito, lo Sdi. L'imprenditore Sergio Abramo, ex sindaco di Catanzaro per Forza Italia e candidato alla presidenza della Regione senza successo, ha versato a Fi 50 mila euro mediante la società di famiglia Sqa. Generoso si rivela pure Giuseppe Mussari, presidente del Monte Paschi di Siena, diessino di lungo corso e finanziatore dei Ds cittadini con 160 mila euro.

Contributi off shore
La palma del finanziamento più misterioso spetta invece a Maurizio Gasparri. L'ex ministro delle Comunicazioni nell'ultima campagna elettorale ha dichiarato un introito dalla Svizzera di 19 mila e 900 euro dalla società Satyricon Services. "È un versamento della società telefonica israeliana Telit", spiega Gasparri che aggiunge: "Sono in ottimi rapporti con loro e mi hanno anche nominato nel board. Non conosco la Satyricon, ma penso l'abbiano usata per logiche interne al gruppo". Tra i finanziatori di Gasparri si contano pure gli amici Alessandro Iachia e Maurizio Momi, produttori di una fiction per la Rai dal titolo politicamente coerente: 'La fiamma nel ghiaccio'.

Il suo collega Ignazio La Russa invece ne ha avuti 15 mila da Tosinvest. Anche l'Udc ha un finanziatore misterioso: la lussemburghese Energex Engineering. Nel 2006 ha speso 77 mila euro per mettere a disposizione dell'Udc voli gratis. E nel 2002 ne aveva pagati altri 251 mila per la stessa causale. L'ufficio stampa del partito non sa chi sia il padrone di questa società né chi abbia usato i suoi servigi.

Tutte le Autostrade portano a Roma
Le società più generose sono le concessionarie autostradali. I manager non dimenticano che il futuro dei loro bilanci dipende dalle tariffe che saranno fissate tra qualche anno, quando magari al governo potrebbe esserci chi oggi è all'opposizione. Per questo l'approccio alla politica è assolutamente bipartisan. Autostrade del gruppo Benetton ha finanziato con 150 mila euro ciascuno Margherita, Ds, Fi, An, Udc, Lega e persino il Comitato per Prodi 2006, mentre Mastella si è dovuto accontentare di 50 mila. Per non essere da meno il concorrente dei Benetton, Marcellino Gavio, ha finanziato con diverse società del suo gruppo sia Prodi (100 mila euro), sia Forza Italia (50 mila euro) senza trascurare l'Udc: 100 mila euro.

Diamoci all'ippica
Un'altra lobby molto potente e ricca è quella dei pronostici e delle scommesse. Anche se i finanziamenti ai politici dichiarati in Parlamento sono esigui. Per quanto riguarda l'ippica, la Snai finanzia con 10 mila euro l'Udc e con 150 mila euro la Margherita. Una brusca caduta di stile si registra invece esaminando la lista dei finanziatori per la campagna 2006 compilata dal ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro, destinatario di un versamento di 10 mila euro da parte della Torinese corse cavalli. Dov'è il problema? Nel fatto che la società ippica ha tra i suoi soci i familiari di Guido Melzi d'Eril, nell'autunno 2006 nominato dallo stesso ministro commissario straordinario dell'Unire, l'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine.

Udeur a sorpresa
Tra i finanziatori di Clemente Mastella spicca Diego Della Valle, che ha dato 150 mila euro al suo amico di Ceppaloni. A dire il vero, dopo un'iniziale incertezza tra Diego e Andrea, il contributo è stato registrato a nome del fratello. Della Valle ha finanziato praticamente tutto il centro, versando 150 mila euro anche a Margherita e Udc. Mastella ha ricevuto anche due finanziamenti inattesi. Il primo viene dalla Mec del solito Vito Bonsignore (50 mila euro), europarlamentare Udc. Il secondo dalla Romed spa di Carlo De Benedetti: l'editore de gruppo Espresso ha donato, a titolo personale, 25 mila euro al leader Udeur. Due sono invece i finanziatori che spiccano tra i pochi dichiarati da Antonio Di Pietro per la sua Idv: la Media Cisco srl (15 mila euro) di Pierino Tulli e i 40 mila euro dell'ex presidente del Treviso calcio, Ettore Setten.

Interessi Radicali
Piccolo giallo per un finanziamento del 2006 alla Rosa nel pugno dall'associazione Luca Coscioni. Che ci fa l'organismo che dovrebbe battersi per la libertà della ricerca scientifica tra i finanziatori dei partiti? La spiegazione sta in un prestito di un milione e mezzo di euro chiesto due anni fa da Emma Bonino e Marco Pannella all'amico americano George Soros per fondare la Rosa nel pugno. Il magnate e filantropo divise a metà il prestito tra l'associazione Coscioni e i Radicali italiani. Entrambi inoltrarono alla Rosa nel pugno due contributi da 650 mila euro. Soldi tornati indietro nei mesi successivi con gli interessi quando, incassati i rimborsi elettorali, la Rosa nel pugno ha rimpinguato i bilanci dell'universo pannelliano riversando denaro non solo alla Coscioni e ai Radicali italiani (500 mila euro ciascuno), ma anche al Partito radicale (100 mila) e al Partito radicale transnazionale (572 mila).
 


OFFICINA   SOCIALE 
Uffstampaos Roma



permalink | inviato da A.Rutigliano il 27/3/2010 alle 19:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pubblicheremo una serie di articoli che riguardano i radicali . Doc.1
post pubblicato in Diario, il 27 marzo 2010


L'articolo originale con la notizia delle "donazioni" la trovate su il Tempo di
Roma di venerdì 3 agosto 2007 ma anche su altri quotidiani di allora. Ciò che
vi riporto nel seguito è la lettura secondo me più approfondita del fatto:

(1)
Emma Bonino è diventata ministro del Commercio Internazionale nel maggio del
2006
(2)
SACE s.p.a. fornisce servizi di advisory: consulenza ed assistenza durante
tutte le fasi dell’attività imprenditoriale per guidare le imprese all’estero.
Il suo utile netto nel 1° trimestre 2007 è stato di oltre 100 milioni di euro
(200 miliardi di lire). E’ partecipata al 100% dal ministero dell’economia e
delle finanze.
(3)
Cecilia Maria Angioletti ([a]Presidente dei revisori dei conti della Lista
Pannella, [b]amministratore unico della Sogem società proprietaria di Radio
Radicale, [c]Presidente del consiglio di amministrazione del Centro di
produzione spa che edita Radio Radicale, [d]Presidente della Torre Argentina
spa che ha la proprietà del palazzo dove ha sede il partito radicale) è stata
nominata Sindaco della SACE pochi mesi dopo la nomina a ministro di Emma
Bonino.
(4)
Il 24 maggio 2007, Cecilia Maria Angioletti ha versato alla Lista Pannella
121.623,00 euro
Il 01 giugno 2007, Cecilia Maria Angioletti ha versato alla Lista Pannella
236.906,00 euro
Totale versato alla Lista Pannella = 358.529,00 euro.



Officina Sociale



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Chiusura della campagna elettorale
post pubblicato in Diario, il 26 marzo 2010


Sono stato alla kermesse organizzata da Michele Santoro al Paladozza di Bologna. La serata è stata divertente ma, molto più divertente è stato i prosieguo della notte bolognese, tanti locali colmi di persone, tante bellissime ragazze, molta allegria. 

Oggi sono a Roma nella sede della mia associazione a scrivere e a rispondere ad email. Nel pomeriggio andrò presso la sede dei radicali, ci sarà Emma Bonino cui faremo delle domande circostanziate inerenti la sanità laziale di cui abbiamo una vasta esperienza. Chiederemo alla candidata presidente come intenderà risolvere le varie problematiche di competenza regionale  ad iniziare dal più che cinquantennale progetto ferroviario Rieti Roma. Proporremo alla candidata Presidente il ripristino della ferrovia di superfice Palmiro Togliatti Termini. Chiederemo chiarimenti circa i fondi FAS ( Fondi aree sottosviluppate) che il governo ha assegnato per ridurre il debito sanitario nelle regioni: Lazio 470 milioni, regione Campania 500 milioni, regione Calabria un miliardo di euro!
Una mossa scorretta da parte di questo governo che preferisce spendere per sanare realtà non sanabili se non si procederà a profonde riforme del sistema sanitario regionale, evitando sprechi e applicando controlli di spesa.
CHIEDEREMO  se è ancora immaginabile che i direttori generali delle ASL siano di nomina politica piuttosto che  in virtù del  merito dimostrato con il loro CV.

Chiederemo chiarimenti in merito   alla direzione generale del Policlinico Umberto I guidata dal direttore generale Ubaldo Montaguti molto discusso e molto denunciato per una serie di fatti ilelciti accaduti al Policlinico  e denunciati dal sottoscritto presso la procura di Roma.



La candidata presidente dovrà rispondere alle nostre domande  se vorrà il nostro sostegno peraltro importante.


Officina Sociale.       




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A proposito di Monsignor...Bagnasco
post pubblicato in Diario, il 23 marzo 2010


Siamo abituati alle elucubrazioni cattoliche. La chiesa vieta di tutto, dal preservativo all'aborto, dalle coppie di fatto alle cellule staminali, dal tastamento biologico all'eutanasia. La chiesa è molto brava a vedere la immondizia in casa altrui ma poco, davvero poco, quando si tratta di casa sua, ad iniziare dai vergognosi casi di pedofilia .... Il Cardinal Bagnasco si illude nel credere che la sua ( non la sola) dichiarazione, possa pesantemente influire sul voto regionale laziale. Roma papalina è uscita da tempo dal "potere temporale" ed è disincantata, sa perfettamente che la chiesa non è più in grado di insegnare nulla essendo la stessa corrotta. Se vincesse la Bonino, forse si dovrebbero rivedere certe convenzioni che riguardano gli istituti scolastici cattolici, la sanità e cosi via...

Il Cardinal Bagnasco che parla in nome e per conto della CEI, con le sue dichiarazioni ha inoltre violato lo stesso concordato ( Art.11 )

Occorre che i cittadini lazioni reagiscano contro tali intemperanze...votando con forza la candidata presidente della regione Lazio Emma Bonino e tutte le liste che la sostengono.
Lasciare la regione in mano alla destra significherebbe mettere la sanità, la gestione dell'acqua, nelle mani di cornacchie rapaci.


Amerigo Rutigliano Officina Sociale



permalink | inviato da A.Rutigliano il 23/3/2010 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
A proposito di riforme....
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2010


Il presidenzialismo in un paese come il nostro dove è ancora latente una effettiva democrazia compiuta non è fattibile.Il presidente del consiglio Berlusconi potrà quindi mettersi l'animo in pace.
Siamo invece favorevoli al sistema tedesco, ovvero al cancellierato e spiego perchè.
Se fossi il Cancelliere tedesco spedirei una lettera molto personale alla politica italiana.
Ricorderei loro come vanno le cose in riva al Reno in tema di governo forte, autorevole e duraturo che gli italiani vorrebbero ma, con idee molto confuse per la testa.
Ricorderei che: il Cancelliere di Germania, dal lontano 1982 e per 14 anni fece l’unificazione delle due germanie e quasi l’unione europea, il tutto con il 50% di proporzionale e il 50% di quota uninominale e senza l’ombra di presidenzialismo, ma con il più parlamentare dei sistemi di governo: protetto dal basso con un ragionevole sbarramento al 5% a protezione delle pluralità, indice di democrazia, dall’alto contro l’eventualità di un presidente presidenziale di cui la Germania ha già fatto la conoscenza, quando si chiamava Hindenburg che finì per consegnare la Germania ad Hitler.
Se fossi ad esempio Helmut Kohl, chiederei dunque alla politica italiana di provare a fare ciò che non fu fatto nel 1993 mentre si stava cambiando la democrazia e che invece di imitare il nostro modello istituzionale…che funziona bene, si diedero anima e corpo al Mattarellum, con il quale gli italiani si sono ritrovati con quaranta partiti piuttosto che con due poli, insomma si dimenticò che la vera riforma da fare era quella di GOVERNO.
La politica italiana sa perfettamente che per un forte e duraturo governo basta un Cancelliere eletto dal Parlamento e non sostituibile senza uno di ricambio come capitò a Brant con Schmit nel 1974 e allo stesso Schmit con Kohl nel 1982.

Il parlamento nei prossimi mesi " dovrebbe" discutere come voler cambiare l'attuale sistema elettorale del tutto fallimentare. Certo, il clima politico non è dei migliori e noi dunque ci appelliamo al Partito democratico che sembra meno confuso del PDL, affinchè dia un indirizzo, magari aprendo un tavolo di lavoro sulle riforme costituzionali.

Credo che sia giunto il momento di mettere da una parte un modo di far politica distruttivo per ambe due gli schieramenti e cercare un punto d'incontro comune, nell'interesse del paese.


Amerigo Rutigliano Officina Sociale



permalink | inviato da A.Rutigliano il 22/3/2010 alle 14:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il corteo dell'....Amore
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2010





permalink | inviato da A.Rutigliano il 20/3/2010 alle 16:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Il leader...dell'amore.
post pubblicato in Diario, il 18 marzo 2010






Non notate quel che noto io ..o forse ho le traveggole. Io noto uscire da quella bocca tanto di quel guano da seppellire l'Italia.

Libero-news.it



permalink | inviato da A.Rutigliano il 18/3/2010 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
L'Italia
post pubblicato in Diario, il 18 marzo 2010


L'italia è un paese senza idee.
L'Italia è un paese senza  cultura.

L'Italia è un paese senza   futuro.

L'Italia è un paese senza  onore.

L'Italia è un paese senza  passione.

L'Italia è un paese senza  ardore.

L'Italia è un paese senza  disciplina.

L'Italia è un paese senza  amore.

L'Italia è un paese senza  lavoro.

L'Italia è un paese senza  storia.

L'Italia è un paese senza   "Colle.

L'Italia è un paese senza progetti.

L'Italia è un paese senza giustizia.

L'Italia è un paese senza politica.

L'Italia è un paese senza classe dirigente.

L'Italia è un paese senza vergogna.

L'Italia è un paese senza OGM?

L'Italia è un paese senza amor di patria.

L'Italia è un paese senza giornalisti.

L'Italia è un paese senza ricordo.

L'Italia è un paese senza sviluppo.

L'Italia è un paese senza i partiti.

L'Italia è un paese senza fabbriche.

L'Italia è un paese senza bandiera.

L'Italia è un paese senza onestà.

L'Italia è un paese senza sanità.

L'Italia è un paese senza virtù.

L'Italia è un paese senza ideologie.

L'Italia è un paese senza dialogo.

L'Italia è un paese senza rispetto.

L'Italia è un paese senza parlamento.

L'Italia è un paese senza palle.

L'Italia è un paese senza democrazia.


L'Italia è un paese senza....



permalink | inviato da A.Rutigliano il 18/3/2010 alle 9:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Berlusconi e Dio Saturno...un duetto azzeccato.
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2010


File:Rubens saturn.jpg


Essendogli stato profetizzato che uno dei suoi figli lo avrebbe soppiantato, dio Saturno ..iniziò a divorare i suoi figli.

Ecco, vedo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi esattamente come il dipinto di Goya.



E' un uomo al tramonto, senza futuro politico. 
 



permalink | inviato da A.Rutigliano il 15/3/2010 alle 20:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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