Il moralizzatore ...moralizzato.
post pubblicato in
Diario, il 4 giugno 2010
Stefano Pedica, gran
moralizzatore Idv, quando si scoprì che aveva residenza a Roma in una
casa di Propaganda Fide, si inalberò minacciando querele. Ora, dalla
voce di Di Pietro, si scopre che faceva da vero agente immobiliare per
l’Idv, grazie ai suoi rapporti con Propaganda Fide. Una carriera
variopinta, la sua. Da Casini a Buttiglione, da Cossiga a Mastella, da
Segni a Rotondi fino a Di Pietro. Stefano Pedica, geologo, giornalista,
dirigente d’azienda in aspettativa, deputato e coordinatore laziale
dell’Idv, vicepresidente Motocross di Esanatoglia, nel giro di vent’anni
ha attraversato tutte le più improbabili formazioni post-democristiane,
escogitandone qualcuna anche in proprio, per scoprirsi poi barricadiero
dipietrista. Sempre, però, con un piede nel potere, politico o
religioso. Nipote di monsignor Pedica e figlio di madre badessa di
Rossano Calabro, genìa da cui ha ricavato le entrature in Vaticano,
Pedica è anche nipote di Alfredo Masala, capo gabinetto di Francesco
Cossiga quand’era capo dello Stato, da cui ha ricavato nel settennato di
Cossiga molti natali e capodanni da «zio Francesco». Non sarà un caso
se dopo aver fatto il portaborse di D’Onofrio e poi il capo segreteria
di Casini, molla tutti per abbracciare «zio Francesco» nell’Udr, giusto
in tempo per appioppare un posto nel nuovo governo D’Alema, come capo
ufficio stampa dell’allora ministro cossighiano Folloni. In questo
frangente inventa un fantomatico «Movimento per l’osservatorio
dell’Europa», incomprensibile già dal nome. Poi, quando l’Udr dello «zio
Cossiga» si scioglie, Pedica dà fondo alla creatività fondando i
Cristiano Democratici Europei, che manifesteranno interesse nell’ordine
per: il Patto Segni (con cui Pedica si candida alle europee 2004, senza
successo), la DcA di Rotondi e, finalmente, nel 2006, per l’Idv, con cui
approda all’agognato stemma di «onorevole».
Dipendente in
aspettativa della Scac, Società calcestruzzi, Pedica riesce ad entrare
subito, grazie a riconosciute doti di arrampicatore, nel cerchio stretto
di Tonino, che lo nomina capo gabinetto del ministero Infrastrutture.
Posizione che Pedica mette a frutto diventando lo smistatore del
traffico nella stanza dei bottoni. «Se volevi parlare col ministro,
prima dovevi per forza passare da lui», raccontano. Dopo una carriera
grigia nelle seconde file, Pedica è diventato un estremista del
dipietrismo urlato. Lui, che si vanta di condurre una vita pia, ora fa
scioperi della fame come Pannella, compie blitz in Consiglio dei
ministri, si incatena e si imbavaglia contro il potere arrogante. Però,
finita la piazzata, monta sull’auto blu o sulla Bmw 525 in comodato
d’uso, per dirigersi nella casa concessa in locazione da Propaganda Fide
e ristrutturata da Anemone. Se nel tragitto poi prende multe, chiede a
Di Pietro di intercedere col prefetto per farle togliere. Ha sostenuto
di essere obiettivo di misteriosi attentatori. Memorabile fu l’analisi
che fece degli escrementi consegnati da qualche provocatore davanti a
una sede dell’Idv, escludendo con grande perizia che la gran mole di
feci potesse essere fatta risalire «ad un episodio di incontinenza di
qualche persona anziana». Pericoli che si corrono quando si difendono
verità e giustizia.